• ABUSO CRONICO DI ALCOL E CDT

    L’alcol è il quinto principale fattore di rischio di malattia e mortalità nel mondo, il quarto nell’Europa centrale e orientale.

    L’alcol aumenta il rischio di varie malattie infettive, di malattie croniche come le malattie cardiovascolari, di malattie del fegato e il cancro; l’alcol aumenta il rischio di morte e disabilità a causa di incidenti, lesioni, aggressioni, violenza, omicidi e suicidi e infine l’esposizione del feto all’alcol durante la gravidanza aumenta il rischio di difetti alla nascita e di deficit cognitivi. I costi legati ai danni causati dall’alcol, tuttavia, vanno oltre la cattiva salute e la mortalità; il consumo dannoso di alcol e la dipendenza hanno forti ripercussioni sulla società sul piano sanitario, sociale ed economico e contribuiscono alla perdita di produttività.

    Particolarmente preoccupante è il binge drinking, ossia una modalità di consumo di bevande alcoliche sviluppatasi inizialmente nei Paesi del Nord Europa e particolarmente diffusa nelle fasce di popolazione giovanile. Con il termine binge drinking si vuole normalmente identificare una modalità di “consumo eccessivo episodico” concentrato in un arco ristretto di tempo di bevande alcoliche di qualsiasi tipo in modo consecutivo.

    In Italia il binge drinking è da molti anni rilevato dall’ISTAT come un consumo di oltre sei bicchieri di bevande alcoliche (un bicchiere corrisponde ad una UA standard contenente 12 grammi di alcol puro), indipendentemente dal sesso, concentrato in un’unica occasione di consumo.

    La popolazione giovane (18-24 anni) è quella più a rischio per il binge drinking, frequente soprattutto durante momenti di socializzazione, come dichiara il 17,0% dei ragazzi (21,8% dei maschi e 11,7% delle femmine).

    La CDT o Transferrina Carboidrato Carente è un marcatore specifico di abuso cronico di alcool e il suo livello elevato nel sangue indica un aumentato consumo di alcool nelle settimane precedenti.

    I risultati della CDT ottenuti con metodi diversi possono significativamente differire tra loro, rendendo soggetta ad errore la comparazione con risultati precedenti o intervalli di riferimento. Per medici, esperti forensi, e pazienti è preferibile comparare direttamente i risultati, indipendentemente dal metodo utilizzato. Questa incoerenza ha spinto l'International Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine (IFCC) a formare un gruppo di lavoro per la standardizzazione della misura della CDT (WG-CDT). Il lavoro sulla standardizzazione della CDT ha conseguito l'obiettivo di definire l'analita, selezionare e validare il metodo e il materiale di riferimento, e infine di proporre un cut-off.

    Il nostro Laboratorio si avvale del metodo Sebia CDTT IFCC, con calibrazione a due livelli, conformemente alle raccomandazioni  del WG-CDT IFCC, e che prevede i seguenti valori di riferimento:

    <= 1,7% valore normale      1,7 – 2,0 % zona grigia     > 2,0% risultato positivo


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